NOTTE DI LUNA
La notte aveva portato squilibrio ed euforia alla festa. Dalla vallata erbosa salivano urla e schiamazzi, assurde imprecazioni e frasi incompiute a causa dell’alcol e del fumo.
Tutto si sarebbe prolungato fino all’alba, o perlomeno fino a quando anche l’ultimo ubriaco si fosse addormentato sotto l’effetto di vodka e whiskey, tra pozze di vomito e bottiglie vuote.
Il cielo sopra di loro era limpido e stellato.
La luna, piena, forniva luce quel tanto che bastava a potersi orientare tra le ombre e le oscure sagome che il paesaggio notturno forniva. L’ebbrezza di una sbornia non aiutava di certo a vederci più chiaro…anzi, rendeva più malinconico e mieloso il paesaggio, quasi il buio stesse colando come melma su tutte le cose che la vallata presentava: alberi, cespugli e persino i fili d’erba.
Le macchine parcheggiate fuori dalla tenda sembravano fondersi con il terreno e la tenda stessa non appariva come realmente era. Gli occhi di Paul la vedevano come un grande e squadrato albero nero incavato, con un’accecante luce al suo interno: sbatté per qualche istante le palpebre incerto su quello che stava osservando, poi analizzò per quel che poteva la bottiglia che aveva in mano e con un sorriso da perfetto pagliaccio rientrò nella tenda a far baldoria.
L’etichetta riportava la scritta “55%”. Se l’era scolata praticamente da solo.
Il generatore a gasolio posto fuori dalla tenda ronzava incessantemente, coprendo parte dei rumori provenienti dall’interno illuminato della tenda. La musica, a volume troppo elevato, entrava direttamente nel cervello senza che nemmeno venisse interpretata e il penetrante odore di alcol filava dritto fino allo stomaco dando la nausea a chiunque fosse entrato.
Fuori la notte viveva, respirava, tramava nella sua stessa ombra, quasi a volersi vendicare dello sprezzante divertimento di quei ragazzi. Una cupa figura si muoveva fulminea fra i cespugli, dietro ad ogni albero cercava di celare la sua presenza che già di per se era spiritica. Ad ogni passaggio da un nascondiglio all’altro, il riflesso della luna su quella presenza produceva un sinistro luccichio.
Poi all’improvviso, più nulla. La notte era tornata calma e pacifica come prima, adornata solamente dai rumori della festa provenienti dalla tenda.
Steve e James non ce la facevano più, dovevano assolutamente uscire a prendere una boccata d’aria…e magari una boccata di qualche cos’altro decisamente più potente della semplice aria o del normale tabacco.
Barcollando vistosamente si aggrapparono alle corde che tenevano in tensione i paletti della tenda, saldamente fissate a terra da dei paletti. Sotto i loro piedi c’erano ancora delle bottiglie mezze piene di superalcolici, ma non sembravano farci caso poiché la loro attenzione era tutta rivolta all’erba che stavano fumando.
Non si accorsero nemmeno di quanto in fretta lasciarono questo mondo: da dietro un albero apparve l’ombra che prima produceva i misteriosi luccichii. Pareva inconsistente, come vento, e come vento trapassò i corpi dei due ragazzi lasciandoli senza vita, in una brezza raggelante e un arco di luce bianca.
I due rimasero con gli occhi spalancati, e lentamente si afflosciarono l’uno sull’altro lasciando cadere i mozziconi ardenti che tenevano fra le dita, sulle bottiglie sotto di loro.
Intanto l’oscura presenza si allontanava lentamente, fluttuando a pochi centimetri dal terreno, già sapendo quello che di lì a poco sarebbe successo.
Una folata di vento fece ardere le due cicche che giacevano sul terreno, che irrimediabilmente andarono ad incendiare l’infiammabile liquido contenuto nelle bottiglie.
Una di queste esplose facendo schizzare frammenti infuocati verso le pareti della tenda e verso la secca erba che la circondava. Non ci volle molto alle fiamme per ardere con vigore, ancor prima che qualcuno se ne accorgesse. Quelle che prima erano urla di festa, ora divenivano urla di terrore e di dolore per le prime ustioni.
In breve si era creato un rogo dalle dimensioni enormi. Nessuno si sarebbe salvato.
Fuori, tutto aveva ripreso vita, la natura aveva attuato la sua vendetta. La natura e quell’oscura presenza.
Tutto così aveva fine, con lo scoppiettio dei corpi tra le fiamme, un lupo che dalla sommità della collina ululava rivolto alla luna…e con un’agghiacciante risata metallica che squarciava la notte più di ogni altra cosa.