LOST

 

 

È tardi. Troppo tardi. Da quanto dovrebbe essere a casa ormai? Ormai, beh…ormai non conta più molto. Nessuno ci sarà ad abbracciarlo quando aprirà la porta di casa, nessuno che gli possa correre incontro e farlo sentire importante.

La pioggia gli riga il volto ma non sembra accorgersene, gli occhi sbarrati nel buio, la mente persa nei più oscuri meandri dell’anima, forse addirittura in un altro mondo…un’altra dimensione…

Un sogno.

Quanto avrebbe voluto tornare a sognare. Magari andando a dormire avrebbe potuto fare il più bel sogno che mai gli fosse capitato. Magari si sarebbe svegliato in preda al più cruento degli incubi, sudato nel suo letto…solo lo scandire dei secondi del vecchio orologio…e un ronzio confuso nella testa.

È meglio restare svegli. Meglio non addormentarsi…non questa notte almeno.

Poteva pur sempre sognare ad occhi aperti…vero? Nessuna risposta, non un segno, niente. Solo gocce che si infrangono sull’asfalto, sui marciapiedi, sul suo volto…e come lacrime scendono sulle guance.

Forse sognare no, ma ricordare certamente, quello nessuno poteva impedirglielo…

La fitta nebbia rendeva le luci dei lampioni a delle luminose macchie giallognole, come un ipnotico fluido che lo aiutava a viaggiare con il pensiero, con i ricordi, per lasciare il proprio corpo su quella terra e trasportarlo lontano…lontano nel tempo, nei luoghi…nei volti.

Camminava a passo lento, con lo sguardo rivolto davanti a se a cercare le risposte. A cercare un’anima viva che lo accompagnasse nel viaggio che era quella notte, fino alla nuova alba…quando almeno per un paio d’ore avrebbe riposato. Non che lo volesse, ne era costretto.

Aveva così poco tempo…così poco per riflettere a mente lucida su quello che gli stava succedendo, troppo poco spazio per sé…e per capire.

Quel viaggio l’avrebbe fatto da solo. Peccato non ci fosse destinazione…non una partenza, ancor meno un arrivo. Il destino giocava con la sua vita, un piccolo pupazzo nelle mani di uno spietato dittatore. Poteva così considerarsi? Uno scherzo..? L’inutile gioco di un bambino troppo cresciuto?

No.

Non lui.

Ma continuava a rivedersi su quel letto, completamente isolato dalle persone che lo circondavano, in quella stanza stupenda, quel luogo incantato. Da dove non era mai tornato. E fuori dalla piccola finestra il sole nasceva, i primi fievoli raggi rendevano visibili le figure possenti delle montagne tutt’intorno e scacciavano gli spettri delle sue paure più remote. Pian piano riprendeva la vita…pian piano lui moriva.

Un tuono in lontananza lo fece tornare in sé, ridandogli la consapevolezza di essere completamente madido di pioggia che sembrava non voler smettere più di scendere.

Abbassò il capo, come per non mostrare alla notte le lacrime che confuse alla pioggia gli bagnavano gli occhi.

Fu quando rialzò il capo che vide a poca distanza una figura, parzialmente occultata dalla nebbia, ma che gli ricordava vagamente qualcuno. Come un profilo noto, dei lineamenti che lo riconducevano a qualcosa, a qualcuno.

Dentro di lui stava nascendo qualcosa, pulsava di nuova vita e vigore.

Avvicinandosi ancora, poté finalmente rendersi conto di chi davvero fosse la persona che immobile gli era praticamente apparsa davanti. E si bloccò.

Fu lei allora a venirgli incontro, a sfiorargli il volto, asciugare quelle che forse erano gocce di pioggia…o forse lacrime. Poi, come il più splendido dei fantasmi, passargli attraverso.

Restò lì, per chissà quanto tempo ancora…solo, con il gelido vento ad accarezzargli il volto.

Ormai perso…