LA ROSA NERA

 

 

Interamente coperto da un nero e lucente manto aspettava a braccia conserte poggiato alla statua, nel centro della piazza alberata. Il cappuccio che gli sovrastava la testa non lasciava intravedere il volto, non trapelava suoni o immagini, nessuna emozione sarebbe uscita da quell’oscuro antro di odio e vendetta.

Come un paziente monaco restava immobile vicino al monumento, aspettando, quasi meditando, dando l’idea di essere in quella posizione da secoli. Il vento incessante alzava dall’arido suolo nuvole di polvere che turbinavano attorno a lui, ma non un granello di quel mistico pulviscolo sfiorava la sua veste, quasi ci fosse un campo di energia a proteggerlo.

Sopra di lui il cielo si stava compattando in un grigio e cupo banco di nubi che nulla di buono prometteva, infatti già in lontananza si udiva il rombo dei tuoni…il cielo era carico di tempesta ed elettricità, presto qualcosa di misterioso e inspiegabile sarebbe successo.

Lui, lo sapeva.

Decine di persone gli passavano dinanzi. Riparate nei loro scialbi, spenti cappotti autunnali e intenti ad aprire gli ombrelli per proteggersi dalle prime gocce di gelida acqua, parevano non notarlo quasi facesse parte di quel sepolcro, quel funebre monumento su cui poggiava e dove attendeva.

Nemmeno sapeva cosa ancora stesse aspettando, ma ne era certo, ci sarebbe stato un segno, qualcuno o qualcosa lo avrebbero destato e sarebbe giunto il momento. Sebbene niente e nessuno potessero vedergli il viso ed esternamente desse l’impressione di una calma eterna, era profondamente in ansia, preoccupato per ciò che non conosceva, per quello che gli si sarebbe parato davanti.

Nel turbinio di persone che correvano qua e la per cercare riparo, un bambino si sfilò dalla presa della madre e incuriosito da quella nera figura gli si avvicinò. Camminava lento, cauto, con gli occhioni spalancati come solo un bambino può avere, quasi a volerlo toccare per constatarne l’effettiva esistenza. Pareva ipnotizzato, ma poco ci volle a farlo rinsavire: quando il bambino gli fu a pochi passi di distanza e stava per sfiorarlo con quella piccola e innocente mano, Crystal alzò il capo di scatto e quegli azzurri occhioni che poco prima erano pieni di curiosità ora si riempivano di lacrime e terrore: con due rosse e infuocate luci si erano incrociati, gli occhi di Crystal, che sembrava non appartenessero nemmeno ad un volto umano, l’unica parte visibile sotto il cappuccio che gli forniva una ombrosa e profonda copertura da sguardi invadenti.

Piangendo e urlando il bambino se la diede a gambe fra la pioggia che si faceva sempre più intensa, cercando disperatamente la mamma che prima aveva incautamente lasciato.

Non voleva spaventare quel piccoletto ma non aveva scelta, il momento era cruciale, niente doveva distrarlo da quello che sarebbe stato il segno, l’indicazione che lo avrebbe portato a ciò che aspettava.

Pochi istanti dopo, mentre le nuvole che lo sovrastavano erano ormai buie e tenebrose, quello che tanto attendeva finalmente arrivò, ne era sicuro, non si sarebbe sbagliato per nulla al mondo, quel mondo che ormai nulla aveva da perdere.

Una rosa nera cadde lieve dal cielo, quasi in contrasto con la tempesta che andava formandosi, fluttuando leggera nell’aria si posò a pochi centimetri dai suoi piedi. Crystal si inginocchiò per raccoglierla, ma appena la accarezzò questa prese a sanguinare, come una profonda ferita, e in pochi istanti formò una pozza di rosso liquido attorno a se. Crystal ritirò istantaneamente la mano, e capì, capì che mai avrebbe potuto coglierla, ma solo osservarla per l’eternità.

Si rialzò in piedi nella sua maestosità e guardò verso l’alto. Un fulmine squarciò il cielo e contemporaneamente con una mano prese il cappuccio e lo tirò indietro, andando a scoprire il volto che fin’ora era stato celato: il volto, o quello che lo sostituiva…una maschera metallica, lucente, senza labbra o naso, ma solo con due infuocate lame rosse quali erano gli occhi.

Il lampo si rifletté sulla sfavillante superficie della maschera e il tuono che si scatenò fece tremare il terreno con uno spaventoso boato, andando ad aprire profonde crepe nel monumento dove pochi istanti prima Crystal stava in attesa.

Restò immobile fissando la splendida creatura che dinanzi gli era apparsa, fatata, e color della rosa.