FL(E)SHBACK
Seduto sul ciglio della strada ad osservare quello che restava della sua spensieratezza, una lacrima gli colò dagli occhi verdi sulle gelide guance non ancora ruvide. Dopo quell’ineluttabile giorno niente era più lo stesso, nessuno avrebbe più conosciuto momenti felici al pari di prima; come il vento spazza via i pochi granelli di sabbia presenti sull’ormai crepato asfalto, quel fatidico istante aveva sradicato dalla sua mente ogni minima speranza di svegliarsi all’alba in una realtà migliore, o forse di svegliarsi affatto…
…Brucia…
arde come lacrime su una ferita
che mai rimarginerà.
Solo rivoli di sangue sull’inerte asfalto.
Il sole dava segni di una vecchiaia troppo avanzata, si sarebbe estinto prima o poi…portando finalmente con se quel cimitero vivente che era il mondo.
Chiuso nel suo lungo cappotto di nera pelle e con le mani quasi a simbolo di preghiera rivolte verso il basso, Tristan si godeva quel fievole raggio di sole che gli sfiorava il volto e lo avvolgeva in un tepore quasi proibito per tempi del genere e per un attimo si ritrovò a ciò che era prima, spensierato, a ridere a squarciagola con gli unici amici che mai avesse avuto.
Resuscitato ancora fra sgomento e timori,
resta annidato dietro un oscuro manto…
coperto da umane sembianze.
Nessuno vedrà perché nessuno osserva…
Tutto era trascinato via da un’onda assassina, persone, pensieri, parole, ogni cosa smaterializzata come quando ci si sveglia da un incubo e di soprassalto si spalancano gli occhi per cercare lo spiraglio di luce che riporterà pace e tranquillità per quella notte…e invece nell’istante in cui si alzano le palpebre si scopre che l’incubo non è mai finito: è appena cominciato. E lo puoi toccare, tastare, provare sulla pelle come un guanto. Un guanto ruvido e tagliente.
Il dolore non verrà alleviato…
solo sconcerto riempirà gli occhi,
pietà e compassione verranno dimenticati.
Troppo è stato sprecato per provare misericordia…
tutto diventa malinconico.
Una nuvola sinistra e carica di pioggia andò a intromettersi nella silenziosa orazione che nella sua mente aveva preso vita e sembrava il sussurro di un’indulgente ragazza. Il nembo coprì il sole e lo costrinse a smettere di sperare. Distaccò lo sguardo che andò a posarsi sulla strada che dinanzi gli correva. Sotto ai piedi solo duro e freddo asfalto e cristalli di ghiaccio.
La brezza che porta l’epilogo,
il fruscio di foglie morte…
a terra esalano gli ultimi respiri
implorando perdono.
Marciscono…
Era tardi per inginocchiarsi e tendendo una mano verso l’immensità, aspettare una qualche carità divina, che gli posasse sul palmo tutta la vita che gli era stata strappata via.
Niente però gli impediva di ricordare. Di riportare alla mente e al cuore i momenti e le persone che non possedeva più. A passo lento, mentre la sera scendeva come un velo sul mondo circostante, si diresse verso il cimitero.
Quasi come un immacolato miracolo celeste, dei candidi fiocchi di neve cominciarono a scendere dal cielo, e andarono a posarsi sulle spalle del nero cappotto di Tristan, che subito se ne accorse.
“Guardate…! Ragazzi…ehi…nevica! Nevica per davvero! È…è…fantastico! Ragazzi!”. Ancora estasiato per quello che stava accadendo, cominciò a guardarsi attorno con il cuore pieno di speranza…
Si guarda intorno…
Sopra un mare di esanimi corpi
una figura cupa abbassa il capo,
osserva le bianche mani
e le rosse e grondanti lame.
ma gli bastarono pochi istanti per capire che un’unica cosa lo circondava e purtroppo non erano i compagni.
Tutt’attorno l’ambiente tace e osserva…
Solo sanguinante silenzio.