CAOS

 

 

Lo scricchiolio di macerie e detriti sotto i pesanti stivali neri di Seth era l’unico suono percepibile fra i resti del paese ormai raso al suolo. Camminava a passo lento, con il cappello calato sugli occhi e una raggrinzata sigaretta stretta fra i denti in uno sdegnato ghigno. Guardava per terra, attento a ciò che calpestava: semplici sassi, calcinacci, travi di legno e schegge metalliche, ma anche resti umani come braccia, brandelli di carne e piccole pozze di sangue.

Qualcuno o qualcosa era passato di li e aveva fatto piazza pulita di tutto e tutti. Non restava nulla di vivo, niente che potesse parlare o dare una spiegazione, nemmeno un edificio intatto.

Più Seth si addentrava nelle vie del paese più lo spettacolo diventava agghiacciante: su un filo per il bucato, a pochi metri da terra, due cadaveri stavano appesi a testa in giù completamente privati della pelle, ancora grondanti del loro stesso sangue, con la bocca spalancata in un’espressione di orribile dolore e sofferenza.

Scuoiati vivi.

Sputò nervosamente la sigaretta che stringeva tra i denti e la schiacciò con la punta dello stivale.

Seth rimase immobile e impassibile di fronte a quell’obbrobrio ma si tolse il cappello in segno di rispetto, posandoselo per un istante sul petto. Una folata di vento gli smosse i capelli e gli fece arrivare fino alle narici l’insopportabile tanfo che emanavano i due corpi appesi a poca distanza dalla sua posizione. Alzò il cappello fino a coprirgli la bocca e si girò dall’altra parte per prendere una boccata d’aria fresca.

Proseguì fra lo sfacelo e la distruzione, fra traballanti imposte che sbattevano e cardini che cigolavano, e in mezzo ad un lugubre e misterioso battito che gli riempiva le orecchie. Come il ritmo di un cuore, il regolare e cupo suono di un organo pulsante. Lo accompagnava da quando era entrato nel perimetro del paese e sembrava rallentare ogni suo movimento.

Forse era solo una sensazione.

Forse era l’anteprima di qualcosa di molto più terribile.

Seth si stava mentalmente preparando al peggio, ormai era chiaro che la battaglia era inevitabile. Restava solo da capire contro chi combatterla.

I passi lo condussero sino alla piazza, o a quel che ne restava: decine di corpi giacevano a terra senza vita, parzialmente carbonizzati, con i volti deturpati e ricoperti dalle macerie.

Si fermò al centro della piazza, rivolto verso il campanile che incredibilmente si reggeva ancora in piedi, tappezzato di buchi e crepature.

Alzò il cappello con la punta del pollice e vide che il cielo era rosso, come la terra…e come il sangue che la bagnava. Ma non vide solo quello: attorno al campanile, all’altezza delle campane, volava una farfalla. Era nera, con riflessi blu e violacei, e si muoveva a ritmo del battito che martellava le orecchie di Seth.

Cosa significava? 

Le campane erano addirittura tre in quell’enorme e instabile campanile e come mosse da una mistica forza presero a oscillare, sempre più vistosamente, fino a suonare.

Tutto pareva immobile, incantato…come in attesa.

Il misterioso battito che accompagnava Seth smise per dar spazio ai battiti delle campane: ognuna delle tre emise sei interminabili rintocchi, i quali eco si propagarono per tutto il paese.

Poi, come se n’era andato, il battito riprese.

La terra stava tremando, prima in modo appena percettibile, poi sempre più vistosamente: Seth era pronto, sapeva cosa lo aspettava.

I corpi che giacevano a terra si mossero, tutti, dal primo all’ultimo, si trascinarono in piedi, barcollanti. Quelli senza le gambe avevano preso a trascinarsi verso di lui, lentamente, lasciando dietro di se la propria scia di sangue. Convergevano tutti nella stessa direzione, verso il centro della piazza, verso Seth, il quale sembrava non essere minimamente spaventato.

Improvvisamente il suo corpo subì una mutazione: le vene sul volto e sulle mani affiorarono vistosamente sulla pelle. I denti, stretti in una risata maligna, si affilarono e gli occhi si incendiarono in un intenso rosso fuoco.

Dalla schiena stavano spuntando due prominenze che lentamente lacerarono il cappotto: inarcando la schiena Seth fece spuntare in tutto il loro minaccioso splendore due nere e grandi ali che si aprirono andando a creare una tremenda ventata che alzò la polvere tutt’attorno a lui.

Mettendosi in posizione di combattimento, pronto a vedersela con un’orda di morti viventi, Seth emise uno spaventoso verso simile ad un ruggito, che fermò per pochi istanti tutta la scena.

L’ultima cosa che Seth vide prima di essere completamente rapito dalla furia distruttiva del suo stesso essere, fu la farfalla che prima volava alta vicino alle campane e ora gli si posava fra gli occhi, leggera, sulla punta del naso, quasi a volerlo proteggere.

Poi anche l’inferno tremò sotto la potenza dell’angelo.